Shandong Qiancheng Holdings Co., Ltd. rivenditore strategico del marchio BYD nella provincia cinese di Shandong, si trova in una fase di forte crisi operativa a partire da aprile 2025. Oltre 20 concessionarie a marchio “Qian” hanno sospeso le attività o chiuso improvvisamente, lasciando i saloni vuoti e privi di assistenza ai clienti. Lo riporta CarNewsChina.
Tra i punti vendita colpiti figura anche l’ex prestigiosa sede di Jinan Qiansheng, nota in passato come “il principale flagship store di BYD della Grande Cina”. Oggi il salone è quasi del tutto deserto, con soltanto due dipendenti ancora presenti.
Clienti infuriati

La situazione ha colpito direttamente oltre un migliaio di clienti che avevano già anticipato pagamenti per servizi vari, tra cui pacchetti assicurativi triennali, piani di manutenzione, oscuramento vetri, trattamenti protettivi del telaio e assistenza a vita promessa in fase di acquisto. Molti di loro si sono organizzati in gruppi per la tutela dei diritti al fine di ottenere una soluzione collettiva.
Numerosi acquirenti hanno raccontato di essere stati spinti a sottoscrivere il servizio assicurativo triennale al momento dell’acquisto del veicolo. Tale pacchetto prevedeva un pagamento anticipato di 10.000-15.000 yuan (circa 1.400-2.100 dollari) per coprire tre anni di assicurazione. Le concessionarie promettevano il rimborso delle rate relative al secondo e terzo anno, a condizione che il cliente rinnovasse l’assicurazione ogni anno.
Tuttavia, da aprile 2025, molti di coloro che hanno versato le rate successive non hanno mai ricevuto i rimborsi pattuiti, scoprendo poi che i saloni erano ormai chiusi e abbandonati. Stando alle informazioni pubbliche, Qiancheng è stata fondata nel 2014 e si è affermata rapidamente come partner strategico di BYD nella regione, arrivando a gestire oltre 20 punti vendita con un volume d’affari annuo dichiarato di 3 miliardi di yuan (circa 420 milioni di dollari) e più di 1.200 dipendenti.
BYD si discolpa

Nel mese di aprile 2024, il presidente di BYD, Wang Chuanfu, aveva fatto visita al gruppo Qiancheng nella sede di Jinan, gesto interpretato come una forte conferma del legame strategico tra le due realtà. Ma le difficoltà economiche sembravano già emergere all’epoca.
Ex dipendenti hanno denunciato ritardi nei pagamenti degli stipendi già a partire dal 2024, con alcuni lavoratori rimasti senza retribuzione per un periodo fino a sei mesi. Le versioni fornite da BYD e Qiancheng in merito alle cause della crisi risultano divergenti. Il 28 maggio, il dipartimento comunicazione e relazioni pubbliche di BYD ha negato che la crisi derivi da modifiche alle politiche aziendali nei confronti dei concessionari, affermando che “le politiche sono rimaste stabili negli ultimi anni”.
Secondo BYD, i problemi derivano dalla gestione interna di Qiancheng, accusata di una crescita troppo rapida e finanziata con capitali a debito, che avrebbe condotto a difficoltà di liquidità.
Di opinione opposta il documento interno redatto dal gruppo Qiancheng in data 17 aprile, che attribuisce la crisi proprio ai cambiamenti delle politiche commerciali BYD: “Negli ultimi due anni, le modifiche alle condizioni per i concessionari imposte da BYD hanno creato forti pressioni sulla gestione della nostra liquidità”. Il documento cita anche un contesto esterno sfavorevole, segnato da numerosi fallimenti di concessionarie nella regione e da un atteggiamento prudente degli istituti bancari nel concedere finanziamenti.
Questa vicenda ha sollevato dubbi sul grado di responsabilità che BYD dovrebbe assumersi nel controllo e monitoraggio della propria rete autorizzata di rivenditori. Molti clienti hanno scelto di acquistare fidandosi del marchio BYD e ora si sentono abbandonati.
La casa madre ha dichiarato che, dalla fine dello scorso anno, alcune delle concessionarie colpite sono state rilevate da altri operatori locali e che sta fornendo supporto per affrontare le criticità legate a clienti e dipendenti. Tuttavia, i consumatori riuniti nel principale gruppo per la tutela dei diritti – che conta quasi 500 membri – respingono la versione fornita da BYD, accusandola di non aver offerto soluzioni concrete.
Con la fine del mese di maggio – data entro cui Qiancheng aveva promesso una risoluzione – ormai superato, migliaia di clienti rimangono in attesa di sapere chi si assumerà la responsabilità per i servizi già pagati e quale sarà l’esito definitivo della vicenda.