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Adrian Newey racconta Aston Martin, i regolamenti 2026 e le nuove sfide

Adrian Newey in una intervista sul sito ufficiale del team di Formula 1 analizza Aston Martin, i regolamenti 2026 e ruolo chiave dei piloti.

Due mesi dopo il suo ingresso in Aston Martin, Adrian Newey rompe il silenzio e si racconta in una lunga intervista pubblicata sul sito della squadra F1. Il progettista più celebrato della Formula 1 condivide le sue prime impressioni sulla scuderia, riflette sulle opportunità nascoste nei regolamenti 2026 e spiega perché per costruire una vettura vincente deve entrare nella testa di Lance Stroll e Fernando Alonso.

Con una carriera che abbraccia cinque decenni e costellata di titoli, Newey ha firmato auto vincenti in diverse categorie, ma è in Formula 1 che ha lasciato un’impronta indelebile. La sua capacità di creare monoposto dominanti l’ha collocato nell’Olimpo dei progettisti, accanto – e poi al di sopra – di figure leggendarie come Mauro Forghieri, Colin Chapman e Rory Byrne.

A differenza dei progettisti moderni, specializzati in compartimenti tecnici ristretti, Newey è uno degli ultimi ingegneri capaci di concepire e sviluppare l’intera vettura, come si faceva in tempi in cui una squadra di tecnici poteva tranquillamente sedersi tutta attorno allo stesso tavolo. La sua capacità di integrare visione d’insieme e gestione delle complesse dinamiche attuali è una delle chiavi del suo successo.

Nonostante la fama, non ama i riflettori. Preferisce confrontarsi con le sfide ingegneristiche, lavorando fianco a fianco con colleghi animati dalla stessa passione.

Un nuovo ruolo, una nuova visione

Adrian Newey Aston Martin Intervista
Image: Aston Martin

Il suo titolo in Aston Martin, “Managing Technical Partner”, è una novità per la Formula 1.

“È stato Lawrence Stroll a proporlo Ha voluto affidarmi il compito di guidare la crescita tecnica della squadra, lavorando in stretta collaborazione per migliorare le nostre capacità ingegneristiche.”

E le prime impressioni?

“Ogni nuovo team è un’esperienza a sé. Qui ho trovato un ambiente accogliente, cosa non sempre scontata. È una squadra cresciuta rapidamente, con strutture eccellenti e personale motivato. Il nostro compito è far funzionare bene ogni elemento. In F1 la tecnologia è importante, ma sono le persone a fare la differenza.”

Coltivare la mentalità vincente

Come si instilla una cultura vincente in un team che non ha ancora conosciuto il successo costante?

“Bisogna costruire fiducia. Se non vinci da tempo, la normalità diventa non vincere. Io non sono un motivatore da discorso infuocato nello spogliatoio: preferisco lavorare con tutti, far crescere la fiducia collettiva giorno dopo giorno.”

Conduzione tramite l’esempio?

“Direi che il mio lavoro si divide in due approcci: da un lato analizzo i regolamenti, parlo coi piloti, elaboro idee sul tavolo da disegno; dall’altro collaboro con gli ingegneri, discuto proposte, supervisiono l’evoluzione tecnica.”

La sede di Aston Martin, con il suo simulatore avanzato e la galleria del vento più evoluta del circus, è la palestra ideale per un progettista del calibro di Newey?

“Le strutture sono eccezionali, ma vanno usate al meglio. Ho visto squadre con mezzi più modesti raggiungere risultati straordinari grazie all’unione e al talento. Qui abbiamo molti tecnici capaci, anche se in alcune aree – come l’aerodinamica – serve ancora rinforzare l’organico.”

Regolamenti 2026: tra incognite e opportunità

Adrian Newey Aston Martin Intervista
Image: Aston Martin

I cambiamenti previsti per telaio e power unit nel 2026 rappresentano una doppia sfida, e per Newey anche un’opportunità.

“All’inizio i regolamenti sembrano limitanti, come nel 2022. Ma più li studi, più scopri margini d’innovazione. I primi anni dopo cambi del genere portano a grandi differenze tra vetture. Convergenza arriva solo col tempo.”

La simultaneità delle modifiche su telaio e motore è rara.

“È una combinazione interessante… e un po’ spaventosa. Ma anche stimolante.”

L’arrivo di Honda come partner motoristico nel 2026 aggiunge un ulteriore tassello.

“Ho già lavorato con loro e ho fiducia. Anche se dovranno recuperare il tempo perso, sono ingegneri competenti e determinati.”

L’importanza della scelta progettuale

“Stiamo esplorando più strade. In questa fase non puoi sapere quale sarà quella giusta, ed è sempre difficile decidere dove concentrare risorse. C’è il rischio di trascurare un’idea promettente solo perché all’inizio sembra poco praticabile.”

Il suo ruolo è anche guidare queste scelte.

“Non amo dire a un ingegnere di abbandonare un’idea, ma in questa fase, con tempi stretti, è necessario fare delle scelte.”

Il contributo dei piloti

“Sono in contatto costante con Lance e Fernando. Le loro osservazioni sono preziose per capire il comportamento della vettura e migliorare la correlazione tra simulatore e pista. I piloti sono una parte essenziale del ciclo di sviluppo.”

Oggi, la tecnologia ha cambiato il modo in cui si interpreta il feedback dei piloti.

“I dati aiutano, ma servono anche intuizione e empatia. I piloti si adattano alla macchina senza accorgersene, quindi bisogna entrare nella loro testa per capire davvero cosa succede.”

Newey stesso corre da tempo.

“Ho iniziato a gareggiare nei miei 40 anni, forse una crisi di mezza età… ma ha migliorato la mia comprensione delle dinamiche del veicolo.”

Una visione d’insieme unica

“Fin da ragazzino volevo progettare auto da corsa. Negli anni ’70 l’aerodinamica era ancora un mistero, così ho scelto ingegneria aeronautica. Ho iniziato come aerodinamico in Fittipaldi, poi sono passato alla March, dove ho potuto occuparmi di aerodinamica, disegno meccanico e dinamica del veicolo. Quella visione globale mi accompagna ancora oggi.”

Molti lo descrivono capace di visualizzare i flussi d’aria attorno alla vettura.

“Non saprei dire cosa vedo di diverso. Forse è una questione di allenamento e predisposizione. Da piccolo disegnavo molto, modellavo oggetti, sviluppavo idee visivamente. È come la regola delle 10.000 ore: la pratica intensiva sviluppa abilità.”

Tradizione e innovazione

Nonostante la digitalizzazione, Newey resta fedele al tavolo da disegno.

“È il mio linguaggio nativo. In un disegno ci sono magari 100 linee, ma ne ho tracciate e cancellate il doppio per arrivarci. Cambiare e perfezionare è parte del processo creativo.”

Usa ancora un taccuino in griglia.

“Dentro ci sono fogli volanti pieni di schizzi e note. Idee annotate al volo, a volte poco chiare perfino per me, ma essenziali per far evolvere i concetti.”

Lo sguardo al futuro

Non è ancora apparso in pista, ma conferma che sarà a Monaco.

“Con il mio taccuino, ovviamente.”

Potrà davvero replicare i successi ottenuti altrove?

“Non mi interessa sognare. Bisogna lavorare, punto. Se facciamo bene, i risultati arriveranno.”

Molti considerano inevitabile un futuro da campioni per Aston Martin con Newey in squadra. Ma lui non si illude.

“Un’auto di F1 è un sistema complesso, composto da migliaia di elementi. E dietro c’è una mole enorme di simulazione. Gli strumenti esistono, ma vanno adattati e correttamente integrati: galleria del vento, CFD, simulatore… tutto deve essere calibrato, modellato, correlato. E questo richiede tempo.”